San Raffaele Medicina di Dio

San Raffaele:  Medicina di Dio

L’ Arcangelo Raffaele, in cammino nella sua eterna missione di protettore e accompagnatore di chi nella vita deve affrontare lunghi e incerti viaggi, è l’infaticabile inviato da Dio dalle gambe libere, per avere il passo più spedito.

Questo piccolo dipinto ha un destino ambizioso: essere una tessera del mosaico della Chiesa degli Angeli in Argentina.
L’iniziativa vive nel cuore di un più complesso progetto culturale.
Nell’estancia El Milagro nel nord est argentino in un clima subtropicale ed immersi in una natura incontaminata e selvaggia, è nata la presenza di un nuovo fulcro religioso, che ha dato faticosamente vita alla costruzione di una nuova Chiesa.
Da questa iniziativa culturale è nata l’idea di dedicare la Chiesa alla figura dell’Angelo.
La mostra dei primi 5oo Angeli dipinti dagli Artisti è stata presentata nella Reggia Reale di Monza nel dicembre-gennaio 2017.
La bianca ed immacolata Chiesa avrà così la presenza di un segno unico: molti, moltissimi angeli dipinti da tutti gli artisti del mondo.
Gli angeli nati dalla sensibilità dei pittori saranno raffigurati attraverso una copertura policroma applicata su tutta la superficie interna.
L’immagine così creata dall’estro degli artisti, 1740, diventerà il simbolo internazionale della – Chiesa degli Angeli – in Argentina.

San Raffaele Medicina di Dio

Dipinto a mano

olio su telaio su legno

25 x 25 cm

Raffaele

La forza dell’amore, la forza della guarigione

Chiunque guardi alla soavità e alla profondità dell’amore con ammirazione, non può rimanere indifferente al libro di Tobia. Questo racconto ha incantato i cuori dei fedeli antichi e incanta quelli dei fedeli moderni che vedono la potenza di Dio nella vita dell’uomo.

In esso ci sono due storie, che s’intersecano e poi s’uniscono.


La prima storia: Tobi è un deportato ebreo che vive a Ninive, la capitale assira. Ha una moglie, Anna, e un figlio, Tobia. Tobi è un uomo giusto, fa l’elemosina, aiuta i poveri con il suo denaro e seppellisce i morti, sfidando i severi decreti assiri. Ma gli capita una grande disgrazia: diventa improvvisamente cieco. Il cielo per lui si oscura, non può più neanche camminare se non guidato da qualcuno. Anche sua moglie lo insulta: A che cosa sono servite le tue elemosine? A che cosa è servito fare il bene? Guarda come sei ridotto!
Ferito da quelle parole, forse più ancora che dalla stessa cecità, Tobi si rivolge a Dio, lamentandosi con Dio. Ma anche il lamento verso Dio è  preghiera e disperazione:

Da’ ordine che venga presa la mia vita, in modo che io sia tolto dalla terra e divenga terra, poiché per me è preferibile la morte alla vita. I rimproveri che mi tocca sentire destano in me grande dolore. Signore, comanda che sia tolto da questa prova; fa’ che io parta verso l’eterno soggiorno; Signore, non distogliere da me il volto. Per me infatti è meglio morire che vedermi davanti questa grande angoscia e così non sentirmi più insultare!

La seconda storia: nella città di Ecbatana, in medio oriente, abita Sara, figlia di Raguele, un parente di Tobi.  Sara è una ragazza seria, coraggiosa, molto graziosa che aveva avuto sette matrimoni sfortunati alle spalle, tutti i mariti erano morti la notte stessa delle nozze, prima di unirsi con lei. Il demone Asmodeo, che perseguita Sara, li ha uccisi. La gente maligna su di lei; una serva la insulta; i suoi genitori sono provati dal dolore e dalla vergogna verso la società e lei sa di apportarli tutto questo dolore. Nella sua sconsolata tristezza, Sara sale nella stanza con l’intenzione d’impiccarsi.
Poi si rivolge a Dio implorando la morte:

Di’ che io sia tolta dalla terra, perché non abbia a sentire più insulti. Tu sai, Signore, che sono pura da ogni disonestà con uomo e che non ho disonorato il mio nome, né quello di mio padre nella terra dell’esilio… Già sette mariti ho perduto: perché dovrei vivere ancora? Se tu non vuoi che io muoia, guardami con benevolenza: che io non senta più insulti.

Le preghiere di Tobi e Sara salgono al Cielo, e lo perforano con tutta la loro disperazione.
La supplica è accolta davanti alla gloria di Dio.


L’Angelo Raffaele

Tobi si ricorda di aver lasciato denaro in deposito presso un parente che abita a Ectabana. Chiede al figlio Tobia di cercare una fidata guida e di percorrere le infide strade che portano laggiù per recuperare il denaro. Si presenta una guida d’eccezione: l’arcangelo Raffaele, sotto le spoglie d’un esperto viaggiatore di nome Azaria (“il Signore aiuta”). I due viandanti, il giovane e l’angelo camuffato, partono e giungono stremati sulle rive del fiume Tigri. Lì Tobia rischia di essere aggredito da un grosso pesce, ma sotto l’incoraggiamento del suo amico, si difende e lo cattura. Ne arrostiscono la carne al fuoco e la mangiano, ma su consiglio dell’angelo, Tobia estrae il fiele, il fegato e il cuore del pesce e li mette in un sacchetto. Poi, strada facendo, l’angelo Raffaele parla a Tobia della sua parente Sara. E gliene parla così bene che Tobia s’innamora di lei ancora prima ancora di conoscerla; anzi comprende che Sara è la donna scelta per lui dal Cielo come compagna della sua vita. Da quel momento pensa solo a lei al punto da non saper più distogliere il cuore da lei.

Tobia e Sara

Giunti a Ecbatana, Tobia e Sara s’incontrano: ai due basta uno sguardo, un sussulto del cuore, per comprendere che sono fatti l’uno per l’altro. L’angelo la chiede in moglie per Tobia e il padre Raguele acconsente, benedice i due sposi e ordina di preparare la camera nuziale. Ma, sottovoce, comanda pure ai servi di scavare una fossa nel retro della casa: se anche l’ottavo marito fosse morto l’avrebbero seppellito senza che nessuno lo venisse a sapere, per evitare ulteriore vergogna. Altrimenti, con le male lingue del paese, non ci sarebbe stata più vita. Tobia, quella notte, prima di unirsi a Sara, brucia sul braciere dell’incenso che stava nella stanza, il fegato e il cuore del pesce, come gli aveva ordinato l’angelo. All’odore, il demonio Asmodeo fugge da Sara e non si farà mai più vedere.

Quindi Tobia prega:

Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri… Tu hai creato Adamo e hai creato Eva sua moglie, perché gli fosse di aiuto e di sostegno. Tu hai detto: non è cosa buona che l’uomo resti solo; facciamogli un aiuto simile a lui Ora non per lussuria io prendo questa mia parente, ma con rettitudine d’intenzione. Dègnati di aver misericordia di me e di lei e di farci giungere insieme alla vecchiaia.

Poi i due sposi s’addormentano abbracciati teneramente. Al mattino, trovandoli vivi, esplode la gioia dei genitori.  Nel viaggio di ritorno, giunti a Ninive, su indicazione dell’angelo, Tobia spalma il fiele del pesce sugli occhi del padre Tobi, che riacquista subito la vista.
Raffaele, allora, rivela la sua vera identità, raccomandando:

Benedite Dio e proclamate davanti a tutti i viventi il bene che vi ha fatto. È bene tener nascosto il segreto del re, ma è cosa gloriosa rivelare e manifestare le opere di Dio.

Poi  vola verso il trono di Dio.

Un viaggio lungo fino in Argentina

Asmodeo è l’antagonista di Dio nel racconto biblico di Tobia e Sara. La storia di Tobia e Sara è la storia della incessante battaglia tra il bene e il male. Il campo di battaglia diviene la relazione di questi giovani, che con l’aiuto di Dio riusciranno a portare in salvo se stessi e il loro matrimonio.
Giovanni Paolo II in udienza del 1984 dice al riguardo:

 Questa prova della vita e della morte ha pure un altro significato che ci fa comprendere l’amore e il matrimonio degli sposi novelli. Infatti essi, unendosi come marito e moglie, si trovano nella situazione in cui le forze del bene e del male si combattono e si misurano reciprocamente.

La lotta tra il demone e l’angelo

Sara è già stata data a sette mariti prima di Tobia e tutti sono morti la notte delle nozze.

Cosa rappresentano i sette mariti? Perché sono tutti morti? Chi è stato? Tobia è pronto a correre il rischio e affronta la prima notte di nozze con Sara. E’ tranquillo perché sa di non essere solo, Dio è con lui. Asmodeo vuole distruggere il patto nuziale e ogni marito morto rappresenta uno dei sette pericoli mortali a cui il matrimonio è esposto.